Un racconto di odori, umori, incomprensioni, sporcizia e relazioni umane..
Dal titolo potrebbe sembrare un post serio, ma attenzione in realtà non lo è.
Scherzi a parte.. lo è eccome, perché in questo scritto spiegheremo un po’, cercando di essere più obiettivi possibile, la vita quotidiana con la famiglia e le varie vicissitudini positive e non.
Lunedì scorso appunto ci siamo confrontati con loro dopo cena e abbiamo spiegato i nostri dubbi e perplessità. Abbiamo spiegato loro che avevamo una forte sensazione che esistessero dei misunderstandings e delle cose non dette e volevamo avere la loro opinione. E’ dall’inizio di quest’avventura che tra di noi ovviamente parlavamo di ogni singolo avvenimento e molte cose non ci sono mai quadrate. Molto probabilmente non era solo una nostra sensazione (come già avvertivamo), dato che Nasha ci ha spiegato cosa a loro non va a molto a genio di noi. Diciamo che si può elencare in pochi punti:
· Il fatto principale è che secondo loro non siamo stati molto inseriti nell’ambiente e non ci siamo dimostrati interessati a tutto lo svolgimento del lavoro. Non abbiamo mai chiesto spiegazioni su come si fa questo o l’altro. Quindi loro di volta in volta ci hanno sempre più escluso da fatti che li riguardavano;
· Un altro punto è che oltre a lavorare le nostre 6 ore, secondo loro dovevamo essere più coinvolti nella realtà quotidiana, senza “rinchiuderci” nella nostra stanza o nelle nostre attività (computer e internet);
· E l’ultimo è che siamo sempre stati “attaccati” l’uno all’altro e secondo loro la migliore esperienza si fa anche separati insomma.
Di tutti questi punti siamo quasi totalmente d’accordo con loro. Sicuramente non ci siamo mai sentiti molto inseriti nella casa nel giardino e nella routine familiare ed anche nei giorni scorsi possiamo dire che neppure abbiamo desiderato farne troppo parte.. non abbiamo mai chiesto grandi spiegazioni, se non le essenziali per vivere senza mai romperci troppo. La sera non avendo internet in camera (come ci avevano detto per mail) ci stanziavamo in salotto per qualche ora per aggiornare il blog e guardare le nostre cose, condividendo a sprazzi i momenti con loro. Sarà dovuto al repentino cambiamento di vita, da subito siamo sempre stati molto vicini tra noi, uno l’appoggio dell’altro. E di queste affermazioni che fanno sempre un po’ male perché sottovalutano le tue potenzialità sicuramente ne facciamo grande tesoro per qualsiasi altra esperienza futura.
Ma veniamo al nostro punto di vista!
Innanzitutto spieghiamo meglio, come non abbiamo mai fatto, chi è questa famiglia belga.
Johan, il padre, è un ragazzo sui 40, capelli corti ribelli autotagliati, occhio profondo ma sfuggevole, dalle notevolissime unghie rovinate e sporche perenni e dal profumo riconoscibile all’istante (che diventerà il leitmotiv del periodo). Ha studiato arte e giardinaggio ed ha veramente un senso pratico allucinante: quasi tutte le cose che ci sono le ha fatte lui. Si diletta nel creare musica elettronica (simil trance). Ha un carattere molto particolare, è molto schivo e chiuso, d’altro canto ti spiazza con un sorriso simpaticissimo e un’ironia ben affilata. Sa l’inglese ma lo parla molto stretto e veloce mangiandosi le parole.
Nasha, la mamma, avrà sui 38 anni, sembra la classica montanara (ma non bionda) robusta, in carne, una “tora”. Ha l’aria molto affabile, è molto comunicativa e ironica, direi sarcastica (anche troppo), ed è lei nelle prime settimane che ci ha sempre reso più partecipi del lavoro (spiegandosi molto meglio di Johan) e rendendosi un po’ più sensibile e disponibile. Ha un temperamento da “tora”, in quanto è tosta, è un caterpillar, da l’idea di una macchina da guerra. Fa molti lavori maschili e crede che tutti li possano fare come lei, ha una certa supponenza nelle cose e non si cura molto fisicamente (lo stesso odore lo troviamo anche in lei, identico!) (memorabili le sue ascelle non rasate e sicuramente non linde). Anche lei ha studiato arte (dove si sono conosciuti) e prepara gioielli che vende in internet. E’ molto creativa, è una grandissima cuoca e sa fare marmellate, conserve, pane, vinaigrette, cioccolata, maionese e gelato in casa e chi più ne ha più ne metta.
Hanno due figli meravigliosi. Myrko è un bimbo di 7 anni dagli occhioni verdi, riservato e un po’ frignone! No dai.. molto educato e a modo. Sembra molto sensibile e attento alle cose che stanno intorno. Tika è proprio un angelo! Ha 4 anni e due occhioni blu e i capelli biondi biondi. Ride e scherza sempre. Tutti e due parlano fiammingo, portoghese ed inglese!! Sono lasciati molto liberi nel giocare e vivere le cose, senza troppi pregiudizi, un po’ sssinganeti, ma dai sicuramente veri! Loro in quest’isola e in questa famiglia hanno davvero una fortuna di vivere in un mondo fatato fatto di natura, gioco libero, sporcarsi, divertirsi in un ambiente naturalissimo.
Continuiamo questa descrizione dividendo gli argomenti principali in capitoli.
Capitolo 1 – L’arrivo
Partiamo dai primi momenti.. arriviamo all’aeroporto di Funchal con grande ritardo (circa due ore: invece di arrivare alle 22, arriviamo a mezzanotte), del quale avevamo avvertito la famiglia, e ad aspettarci c’è solo Johan, che da subito impareremo a conoscere per il forte e acre odore che emana. Si parte e durante il viaggio ci sembra davvero molto aperto e disponibile, raccontandoci un sacco di cose, anche se parlando praticamente solo lui. Già dai primi istanti però si nota che non ha nessuna, ma proprio zero curiosità sul chi siamo noi, sul perché alle 23 di sera sediamo sul sedile della sua auto sulle strade di un isola in mezzo all’atlantico diretti verso la punta ovest più isolata.. Notiamo subito anche il suo inglese strettissimo che a tratti non ci fa capire un H di ciò che dice..
I chilometri fino alla casa sono 80, lui intanto inanella una serie di discorsi tipo monologo sugli argomenti più disparati..tipo: i costi carburante sull’isola, le opinioni dei rappresentanti delle macchine elettriche in merito all’uso di queste nell’isola e altri monologhi assortiti. Ad un certo punto il nostro torpore viene scosso da un discorso che ha del fenomenale.. ci parla della mitica poncha!! Una bevanda che secondo lui da effetti “psichedelici”, cioè invece di ubriacare dovrebbe dare lucidità, ovviamente dopo una certa quantità.. la bevanda è un cocktail di rum succo d’arancia succo di limone e zucchero.. tipici ingredienti psichedelici e che non rendono ubriachi.. Questo discorso ci sveglia ma solo dopo poco capiremo che era una premessa e che di li a breve avremmo fatto tappa nel suo bar preferito per gustarla. Lasciamo la superstrada e inizia una strada tipo di montagna tutta a curve. Lì, Johan guardando la luna piena, ci accenna nel suo inglese incomprensibile che il giorno dopo ci saremmo dovuti svegliare presto per andare a prendere le “lapas” ovvero le patelle di mare che appunto con la luna Dopo 20 min di curve e salite arriviamo alla casa verso mezzanotte cotti e stracotti, dove conosciamo Nasha la moglie che ci accompagna alla dependance per poi crollare.. (almeno fino alle 4 quando conosceremo il nostro amico gallo…)
La mattina dopo non sapendo a che ora svegliarci, non avendo Johan più detto nulla sul giorno dopo, decidiamo di essere pronti sulle 9. Facciamo colazione e dopo pochi minuti arriva lui che senza molte parole ci dice che andiamo a Porto Moniz a raccogliere le lapas. Arriviamo in loco, attraversiamo uno stabilimento balneare e arriviamo alla spiaggia fatta di soli sassi e massi anche enormi, dove lui in un batter d’occhio senza spiegarci nulla è dall’altra parte e comincia a raccogliere i frutti di mare (anzi ci dice solo che può farlo solo lui perché non abbiamo le scarpe giuste) e ci mette tre quarti d’ora. Noi, rimbambiti dal sonno, da quello che stava succedendo, cerchiamo di raggiungerlo per aiutarlo o guardare ma è troppo lontano, quindi ci sediamo su una roccia per ammirare il paesaggio. Raccolto il tutto, torna verso di noi e con calma ci avverte di spostarci da dove eravamo seduti, ci indica un masso enorme appena dietro di noi e ci dice che la settimana scorsa non c’era..e dov’era?? Semplice! Attaccato alla scogliera come tanti altri massi li attorno a noi. Ci spiega che ogni settimana la spiaggia cambia perché scendono sempre nuove rocce, del tipo che molto spesso l’isola è soggetta a frane e smottamenti (non a caso l’anno scorso sono morte molte persone a causa di questo). Dirlo prima no? Vabbé dettagli, sviste, nulla di che, infatti non ci ha perplessi molto sul momento. Torniamo sulla strada e facciamo due passi per la cittadina quasi deserta da quando tutto o quasi il turismo è stato centrato a Funchal.. anche qui parla solo lui e ci racconta tantissime cose, per carità benissimo, ma tra il cambio d’aria il poco sonno e la situazione assurda davvero non gli stiamo dietro. Dopo una tappa in un bar di un amico quasi in fallimento per i pochi turisti torniamo verso casa.
Nel viaggio di ritorno inizia a farci un elenco puntato delle scorse esperienze Helpx, solo quelle negative però e ci racconta le cose che non andavano nelle persone e i vari eventi. Noi lo esortiamo da subito a dirci man mano se dovessimo anche noi sbagliare qualcosa e lui ci rassicura che fin da subito sente, parlando con le persone se il rapporto andrà bene o male..
Capitolo 2 – Tutte le cose che non ti ho detto
Fin dal primo istante abbiamo percepito la mancanza di qualcosa: di un coinvolgimento reale fatto di parole o fatti. In tre settimane che siamo qui non ci hanno mai chiesto cosa facciamo nella nostra vita, come mai abbiamo scelto questa esperienza particolare, come ci sembra, cosa non va, cosa pensiamo dell’isola.. qualsiasi argomento di normale condivisione. Tu, al momento che non vuoi pensare male, dici: beh saranno persone che si fanno scoprire pian piano… seeeee! Mai e poi mai! Questa grande indifferenza ha portato ad una generale freddezza in qualsiasi momento di condivisione, per esempio la classica cena a monosillabi: “ok”, “that’s ok”, “ah!”. Da brividi! Noi, già intimoriti per i fatti nostri per il cambio di realtà e nel tentativo renderci più disponibili possibile, cercando un terreno fertile di comunicazione, ci siamo sentiti di giorno in giorno sempre più irrigiditi ed inconsciamente meno desiderosi di aprirci (ora molto consciamente!!). Ma non si è trattata solo di questo… questa mancanza di dialogo esisteva anche nei momenti di lavoro e quindi anche nella presentazione che loro hanno dato della loro casa. Basti pensare che il secondo giorno che eravamo lì, Johan ci ha portato come da “guida”, in visita al suo giardino botanico, sparando la carrellata di tutte le piante da frutto (voleva farci vedere che erano proprio 50 tipi di frutta diversi) in modo puramente elencativo, e alle nostre domande rispondeva a monosillabi… tutto questo dobbiamo precisare che siamo sicuri che sia stato fatto tutto in buona fede, senza cattiveria alcuna, solo con una mancanza, pensiamo, di sensibilità Questo atteggiamento comunque c’era in ogni dialogo, quindi in ogni spiegazione delle attività da svolgere (molto passibili di errore per questo e per la nostra manifesta mancanza di esperienza..). La cosa più deprimente per noi è stata la totale mancanza di coinvolgimento nella visione della vita nella loro “fattoria” (cosa secondo noi invece fondamentale in un’esperienza del genere): abbiamo svolto per la prima settimana 6 ore al giorno circa la stessa attività, togliere erba!! Intervallata da altre mansioni singole, sicuramente indispensabili, ma non argomentate… Ad esempio, una mattina in uno dei non rari biglietti di cui parleremo più avanti, dicevano di dare l’antiruggine a delle barre di ferro..si ma.. non ci avevano spiegato nulla del prodotto, della diluizione o meno ecc.. come se di mestiere facessimo questo e fosse ovvio. Era una semplice esecuzione… (è difficile da spiegare a parole e rendere un quadro che abbiamo che comprende sensazioni, piccoli eventi che non vissuti possono sembrare banali). Al di là di tutto, l’ambiente e l’intensità di lavoro erano comunque buone, all’interno della routine di una fattoria che ben sapevamo sin dall’inizio sarebbe stata dura. Inoltre, ora, sembra che siano dei carcerieri, in realtà la loro affabilità rendeva la condivisione accettabile, sicuramente non erano musoni o cattivi, come dicevamo in buona fede “nu ce cagavamo de striscio”!
Perfino nell’organizzazione di eventi, feste o compere, non eravamo mai informati. “Tra 10 minuti andiamo a vedere la recita dei bambini” ci han detto una volta durante un lavoro appena iniziato.. giusto il tempo di cambiarsi di corsa e scappare. Neppure quando sapevano da tempo di aver organizzato una serata in casa, noi lo sapevamo sempre all’ultimo, a fatto compiuto: lei prepara il mangiare, gli amici arrivano ed inizia la festa. Oppure molte volte la mattina trovavamo un biglietto in cucina per dirci che erano a Funchal e che stavano via tutta la giornata con le consegne da eseguire: assurdo in quanto la sera prima non ci avevano avvertito di nulla pur sapendo che volevamo da tempo comprare qualche cosetta e sarebbero potuti andare loro vista la nostra quasi totale dipendenza. Uno dei primi eventi di incompatibilità è stata la prima ed unica festa tipo sagra alla quale ci hanno portato il sabato appena due giorni dopo il nostro arrivo. Dovevamo ancora prendere i ritmi e il ciclo di sonno, (anche come detto grazie all’amato gallo..) e ci portano a questa sagra sul lungo mare con qualche mercatino e casottino di cibarie varie. Arriviamo li sulle 18 circa dopo un’oretta di mare e un bagnetto.
Conosciamo subito alcuni dei loro amici, che da subito interagiscono con noi come Dio comanda, chiedendo interessandosi e creando uno scambio davvero piacevole. La festa poi si accende quando comincia a suonare un gruppo cubano appena dopo una bravissima e giovane cantautrice. Noi si mangia qualcosa, si parla delle ore con un Venezuelano e con sua mamma che sotto un gazebino vendono cibo e prodotti tipici Venezuelani. Apprezziamo la compagnia dei loro amici, il cibo, la vista, la musica e i bambini che iniziamo già a giocare con noi.. però quando iniziamo ad essere le 23.30 mezzanotte siamo davvero stanchi. Vorremmo di li a poco andare a nanna, ma capiamo da subito che la cosa andrà per le lunghe. Il gruppo è davvero bravo, ma di fare balli di gruppo non abbiamo poi molta voglia. Iniziamo allora a vagare per il lungo mare in attesa di un loro segnale di resa. Loro invece non cedono. Nasha ci accenna che vorrebbero aspettare la fine della musica. Quando però il gruppo finisce di suonare non sapevamo che ci sarebbe stato il dj-set. Facciamo gli occhioni grandi ma Nasha ci dice che c’è ancora musica e festa e con entusiasmo fa capire che non ci pensa neppure di andarsene ora. Poco dopo, vedendoci poco gasati e dentro alla festa ci fa un discorso che sembrava un po’ un “rimprovero” vestito da consiglio, senza passare per i nostri panni e giudicando solo l’apparenza. Ci esorta a sfruttare la festa e le relazioni con le persone perché questo sarebbe condividere e conoscere la realtà locale e soprattutto perché poi tutta la settimana sarebbe pura routine e rimpiangeremmo questo momento. Il discorso ci sta e ha senso, infatti abbiamo fatto amicizia con i loro amici, parlato con i Venezuelani, giocato con i bambini e apprezzato il gruppo latino. Ma poi, dopo 6 ore li e in più il mare, ad appena un giorno e mezzo dall’arrivo e con i cicli sballati davvero non ne potevamo più. Lei invece di capire questo semplice fatto, ci ha subito giudicato di non saper cogliere il momento e di sprecare l’occasione. (Capiremo poi con il tempo che è proprio il loro modus operandi quello di ammazzarsi di lavoro durante la settimana ed ammazzarsi di festa il week-end. Son proprio “tedeschi”).
Arrivano circa le 2.00 e Johan ci allunga le chiavi dell’auto proponendoci di andare a dormire li fino a festa finita.. della serie, non se ne parla neppure di cambiare i nostri piani nemmeno di un millimetro, ne per i nostri figli ne tantomeno per noi. Si infatti avete letto bene, i bambini erano stesi a dormire sulla muretta appena a fianco alle casse enormi del gruppo, con sotto dei cuscinetti da sedia, sopra una copertina e tutto attorno bicchieri di vino, birra bottiglie varie e coppie che slinghuazzavano allegramente.. come dire, noi siamo qui a far festa e niente e nessuno ci può smuovere tanto meno i bambini che crollano e riescono a dormire anche a fianco al fracasso della musica. Noi siamo sempre più confusi, non capiamo se stiamo sbagliando noi o se abbiamo una visione distorta della situazione. Vorremmo andare subito alla macchina ma non vogliamo darla vinta alla loro idea che non sappiamo sfruttare i momenti e che siamo poco partecipi. Ad ogni modo dopo altre 2 orette, quindi circa sulle 4, ci arrendiamo e andiamo alla macchina. Ovviamente questa era parcheggiata giusto di fronte ad un bel lampione. Per fortuna però dopo circa 20 min arrivano loro e finalmente si partirà verso casa.
Questo secondo noi è stato il primo vero evento che ha iniziato ad allontanarci..
Capitolo 3 – L’impero dell’acaro colpisce ancora
Ultimo e sicuramente meno rilevante tra tutti gli altri è l’aspetto pulizia, o meglio sporcizia. Ovviamente non abbiamo avuto problemi con loro per la costante presenza di acari ovunque, ma questa sporcizia ha dato un tocco indimenticabile al nostro soggiorno! Dobbiamo dire che abbiamo avuto una fortuna immensa, e ce ne siamo accorti molto dopo! Al momento del nostro contatto via mail con la famiglia, Johan e Nasha ci avevano descritto la nostra camera come una sala della casa con letto matrimoniale, bagno privato e wi-fi. In realtà appena arrivati scopriamo che la stanza è un’altra, è la dépendance già descritta, fantastica ma senza internet. La suddetta dependance scopriamo essere di proprietà e gestione della madre di Nasha e si vede…! Pulita, tenuta benissimo, sana. Ecco… tutti aggettivi che nella casa non abbiamo mai trovato! E’ brutto descrivere dettagliatamente la sporcizia di una famiglia, però è vero anche che chi non vede non può credere! La cucina, ad esempio, era composta di due credenze, fornelli, lavello e tavolino con due sedie. Personalizzata, colorata, ma tenacemente sporca! Basti solo pensare che lo scolapiatti sul lavello è più zozzo della roba da lavare… Ma passiamo al meglio! Abbiamo avuto l’occasione, direi la sfortuna, di aiutare Nasha a pulire il salotto, tipica sala con divanone in pelle, tecnologie varie, soprammobili, ecc… Immaginate anche che in questo salotto ci sia una stufa ed, affianco, due ceste di legna e rami con foglie secche (ovviamente essendo estate potrebbe essercene bisogno sempre!!), che non abbia finestre apribili e che in un mese non sia mai stato visto passare con un qualsiasi strumento che tolga di mezzo la polvere… triplo strato al cubo di polvere ovunque, ragnatele così estese da coprire quasi tutto il soffitto… un odore costante di chiuso… un tappeto enorme che sarà lì da 10 anni, fisso immobile mai passato e terra e foglie secche sotto le ceste… una delizia! E quei poveri bimbi, così liberi e felici, che si sedevano costantemente nudi su queste superfici……. Bahhhh!!! Di sicuro non hanno problemi di anticorpi! La pulizia del salotto (avrà gioito anche lui!) è avvenuta in occasione dell’annuale spostamento di mobili, di cambio d’immagine. In queste ore dure (peggio del togliere erba sotto i 40°) Nasha era al nostro fianco per decidere dove spostare cosa, quindi non potevamo esprimere tutto il nostro fastidio. Ma… alla frecciatina “Nasha, stiamo uccidendo antiche famiglie di ragni!” lei risponde “Ehhh, non ho mai passato le ragnatele, se non che qualche volta con la scopa… comunque i ragni vanno bene, perché uccidono le zanzare…” (precisiamo che una particolarità dell’isola è che non ci sono zanzare…) Oooooooook Vaaaaa beneeeee!!! Bravissima!
Ma veniamo alla nostra enorme fortuna… dicevamo che non ci è poi stata assegnata la camera da letto annessa alla casa… bene, per un altro enorme colpo di ventura, ci troviamo gli ultimi giorni a pulirla, in quanto dovrà accogliere il nuovo helper! Qui, neanche le parole possono bastare, dovremmo farvi vedere le foto!! Comunque non arrivando al limite di postarle, cerchiamo di farvene un’idea. Innanzitutto è una stanza che da un anno sicuramente è servita come ripostiglio: qui dentro abbiamo dato la vernice ai pali, qui dentro sono tutt’ora riposti dei tappeti impolveratissimi, un tagliaerba, vecchie ed arrugginite veneziane, scarpe, maglie ed asciugamani logori, posacenere addossati al piccolo vano antistante. Quando Nasha ci ha incaricato di questo compito, ci ha fatto intendere che non ci voleva molto tempo, una passatina e via! Al nostro arrivo però la sensazione è diversa… ci vuole una squadra di artificieri, del fuoco piuttosto per bonificare il tutto!!! Comunque, mai arrendevoli, ci tuffiamo nel regno dell’acaro con gli stessi guanti usati per i lavori più pesanti esterni. Dobbiamo confessare che abbiamo sfrattato un altro ceppo di ragni residenti da chissà quante generazioni…
Innanzitutto precisiamo che quella mente speciale che è Nasha aveva giorni prima (quindi prima di pulire il tutto) già coperto il materasso con lenzuola linde… (materasso che si è rivelato intriso di muffa a zone) Un genio! Inoltre, sopra al letto c’erano piumini e cuscini (sempre abbastanza ammuffiti) e le fodere... Tolti di mezzo tutti questi tessuti e riposti al sole, incominciamo a pulire! Sotto il letto è immaginabile, strati e strati spessi di polvere accumulato nel tempo, dietro ai comodini lo stesso, sopra gli stessi comodini uguale. Ovunque avremmo dovuto passare e ripassare più volte con aspirapolvere e mocio prima di bonificare l’area. Ma era tardi, abbiamo passato il grosso una volta e ci siamo diretti da Nasha spiegandole che avremmo continuato meglio l’indomani… La sua risposta è stata epica… “Sporco? Ah si? Un po’ sui mobili no? Ah no… ovunque?? Beh ma voi avete dato una passatina no? E allora basta! Perfetto!”
Da qui, abbiamo avuto la certezza che non c’era terreno fertile per capirsi almeno nell’ambito pulizia. Da questo possiamo farvi capire come non riuscivamo ad entrare e così poi poter aiutare nel suo sistema di pulizie casalinghe… se fosse stato per noi, avremmo pulito tutta la casa! Non riuscivamo a capire quando lei voleva lavare per terra in cucina, ma perché non lavava mai! O nell’ aiutarla nel sistemare i giochi dei bimbi, quando erano perennemente in mezzo! E’ stato ingiusto essere stati considerati poco attenti alla casa, quando anche loro se ne fregano altamente… Se vuoi far mantenere bene un posto, lo devi far apprezzare anche tu…
Capitolo 4 – Conclusioni: il Cinghiale e la Cinghiala
Eccoci alle conclusioni di questo lungo racconto, ironico ma il più oggettivo possibile. Vi sarete resi conto che i due cinghialini non siamo noi sottoscritti, ma la piùvoltecitata coppia belga! Era il nostro nomignolo che davamo loro nei momenti più tosti di satira!
Tornando seri e giudiziosi, non possiamo omettere di dire che è stata un’esperienza meravigliosa, tosta e unica… Dal lato umano non saremo stati appagati, però abbiamo imparato molto: dal saper tollerare e convivere con una famiglia dalle abitudini completamente opposte, al vivere in coppia questa esperienza e condividere 24 ore su 24 gli spazi e tempi. L’essenziale è stato mettersi in discussione sempre e cercare di mettersi nei panni loro per cercare di capirsi il meglio possibile. Sappiamo anche che il nostro meglio l’abbiamo dato e che sicuramente sapremo fare meglio. Faremo tesoro di tutto questo per migliorare, alla fine era questo che cercavamo!
resoconto favoloso!!!! :D:D mi spiace che non vi siate trovati al top :( e comunque c era un effettiva mancanza di dialogo a quanto ho letto..pff :(
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