Iniziamo questo lungo racconto che inizia alle 10 di mattina di ieri 2 Luglio. Incomincia a casa Linden, presso la famiglia belga dove, finita la colazione per noi e per le galline (ogni giorno dobbiamo dare da mangiare e bere a loro e raccogliere le uova, in media circa 4 al giorno!), partiamo camminando verso il “rinomato” ristorante “Carreta” di Cabo, a circa dieci minuti da casa. Dato che, come abbiamo già detto, fare auto-stop in quest’isola è facilissimo a detta della famiglia ospitante, ci rechiamo verso questo punto più battuto dalle macchine, essendo su una strada provinciale che da una parte va proprio verso Calheta.
Dobbiamo premettere delle cose però. Innanzitutto che Gabe/Hartmut (i due piloti) sono amici della famiglia Linden. In seguito che la stessa famiglia ben sapeva che andavamo in auto-stop (non essendoci altri mezzi, tranne un autobus che passa ogni giorno solo alle 14.00). Irene non prende il suo cellulare, se ne dimentica e non portiamo nessun libro/musica/costume, tanto dobbiamo volare no?
Premesso questo, continuiamo! Arriviamo al ristorante, prendiamo qualcosa da bere con molta “non-chalance” in questo posto dimenticato da dio e attendiamo l’arrivo di qualche forma di automobile che vada nella nostra direzione. Ovviamente la maggior parte delle macchine che abbiamo visto nel nostro viaggio, andavano dalla parte opposta!! Comunque.. questi sono dettagli! Si ferma ad un certo punto una corriera e scendo un signore che scopriamo parlare anche un po’ d’italiano ma che, sfortunatamente deve andare a prendere un gruppo privato e non può darci una mano.. poco male, decidiamo di iniziare a camminare, troveremo qualcuno poi o no??!
Cammina cammina, cagata dopo cagata, cantata dopo cantata, facciamo anche qualche chilometro. Trattasi di strade solo in discesa e salita, sotto il sole. Non ci scoraggiamo! Ad ogni macchina che va dalla nostra parte, pollice in fuori, occhioni caritatevoli e un “daaaaiii ti prego, pleeasseee fermati!!”. Si ferma un signore del luogo che non capisce un acca di quello che diciamo e noi non capiamo nulla di quello che dice lui. Comunque ci toglie circa 20 minuti a piedi, buono!! Continuiamo a camminare e ancora a camminare. Arriviamo ad un piccolo negozietto di alimentari dove compriamo qualche schifezza, qualche frutto e dell’acqua. Proseguendo, dopo aver passato il centro di Ponta do Pardo, troviamo perfino lungo il ciglio della strada delle panchine all’ombra, quindi ci fermiamo per una sosta. Tanto l’incontro con il pilota è alle 14.00 e in fondo erano solo le 11 e mezza circa (non sapevamo però quanta strada ci mancava ancora!!). Quindi pausa arachidi con uva passa, biscottini, acqua e via! Dopo un po’ di strada si ferma anche una signora che, anche lei, abitando la vicino, ci toglie solo un’altra ventina di minuti di strada.
Penso che tra Cabo e Arco da Calheta ci siano circa 25 km, che abitualmente qui in macchina si fanno in 40 minuti.
Continuiamo il nostro girovagare e vediamo più macchine arrivare, siiiiiiiiiiiiiiiiii!!! E invece praticamente tutte (ste *******) ci fanno cenno tipo di fermarsi un po’ più in là, del tipo “aspetta che mi fermo dopo la curva”, e invece non si fermava nessuno! Inizia la stanchezza e la demoralizzazione. Sono le 12 e mezza. Manca un’ora e mezza e siamo a metà strada, neanche!
Forse qualcuno ci ha ascoltato o forse doveva andare così, comunque una macchina si ferma! E’ una coppia di tedeschi in vacanza a Madeira che ha noleggiato un’automobile e sono diretti praticamente ad una località a 8 km prima di Calheta. Buonissimo!! Due persone tranquillissime e di poche parole. Ci chiedono dove dobbiamo andare e, senza capire molto, dopo una ventina di minuti di strada, ci troviamo che ci hanno accompagnato direttamente a Calheta!!! Gentilissimissimi!!
Yeeeeeeee! Ci siamo quasiii!!! E’ l’una e siamo in un centro abitato. Decidiamo di andare in un piccolo centro commerciale che si trova vicino alla spiaggia (un mare da farci voglia di rinunciare a volare… seeee!) per ritirare i soldi e compriamo qualche ricordino. Usciti, iniziamo a porci la domanda del tipo: ok siamo a Calheta, manca un’ora, ma… chi caspita vuoi che vada proprio adesso su ad Arco da Calheta, un paesino sperso tra i colli li vicino?? Infatti non abbiamo trovato nessuno che ci andasse e mancava davvero poco per solo pensare di andare a piedi (ci sarebbero voluti 40 minuti come minimo, essendo tutto in salita!).
Nel mentre che facciamo mente locale su questo punto non poco importante, passa un taxi. E ci si accende la lampadina! Taxiiiiiiii!! Contrattiamo per 7 € il nostro viaggio (che poi diventano 10 € perché è più distante di quanto gli avevamo detto) e si sale verso l’agognata meta. Il taxista è un giovane madeiriano (o come si dice!) e ci racconta un po’ della vita in loco, che c’è pochissimo lavoro e che ha lavorato in Inghilterra con italiani, ci sfoggia così alcune frasi in italiano. Ci amano tutti a noi italiani! E arriviamo sopra Arco da Calheta, davanti al ristorante “Costa Verde” dove dobbiamo incontrarci con i “parapendisti”. E’ meno un quarto alle due.. yee perfino in anticipo e.. solo 3 ore di viaggio alle spalle!!
Bene..siamo in loco..ma ancora una volta le nostre aspettative vengono un po’ deluse.. brutta bestia farsi aspettative! Ci aspettavamo un ben ristorante in zona verde con bel pratino vicino la zona decollo..già ci vedevamo a mangiare un boccone e fiondarci prima e dopo sul pratino a goderci panorama, meritato relax ed emozioni di volo..
Invece il ristorantino è un buchetto arroccato sul picco sopra Madalena do Mar, nessun pratino nelle vicinanze… ma quel che è peggio è che ricevo un mex sul cell da parte di Gabe, il nostro istruttore di riferimento, che scrive qualcosa che non avremmo mai voluto leggere.. “Mi ha chiamato Hartmut, dice che il vento sta aumentando e non è più buono per volare..forse vediamo più tardi..”
Cadiamo nello sconforto più totale, e in un lampo ci vengono in mente ore di auto-stop e camminate sotto il sole per giungere qui in tempo!!
Tutto sommato però, stanchi come siamo il ristobuchetto ci appare come un’ oasi.. entriamo quindi e addentiamo due panini e ci scoliamo due coche mentre scriviamo un mex a Gabe (ricordiamo che solo Ale aveva il cell e con pochissimi cent..) facendogli capire in poche e precise parole quanto ci è costato arrivare li!!
Dopo poco che siamo li ci avvicina un omone dall’aspetto molto tedesco e con una maglietta con scritto “Non sono normale”… è Hartmut!! Il pilota che ci dovrebbe portare in volo e che Gabe dopo il nostro messaggio ha avvertito del nostro arrivo..
Già dal messaggio l’avevamo capito, ma sentirlo di persona e così irrevocabilmente ci ha stroncato: “Oggi, da qui non si vola..”
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
Secondo flash di tutta la strada e il sudore spesi…
Tuttavia Hartmut da subito si rivela un gran comunicatore, tranquillo preciso, cauto… mooooolto cauto (famosi i suoi “mayyybee” “mayyyybeee”) nel darci false speranze sulla possibilità di volare oggi..
Ci invita a casa sua a poche centinaia di metri e ci spiega che ci sono altri siti in giro per l’isola utilizzabili in caso di meteo sfavorevole nei punti principali.
Iniziamo quindi un giro di questi punti di lancio, accompagnati anche da una ragazza francese ospite di Hartmut per una settimana di parapendio.. Hartmut dopo attente analisi dell’aria, delle onde del mare, del volo degli uccelli e dei profumi portati dall’aria (si proprio come un segugio..) scarta i luoghi uno ad uno..
Ci troviamo quindi nel mezzo di un bel giro turistico per l’isola, quasi dimenticando il motivo per cui stavamo girando!! Attraversiamo l’isola nella dorsale più alta evitando la costa, passiamo come sempre due o trecento climi diversi, Hartmut ci spiega intanto molte cose interessanti sull’isola e sul clima così unico e vario che la contraddistingue. (Il corso per diventare pilota dura un anno, poiché a Madeira è importante studiare tutte quattro le stagioni, così diverse e forti nei fenomeni naturali.) Dopo Porto Moniz, scartata l’ultima chance lo chiamano al cell..dopo qualche imprecazione ci dice che, a conferma della variabilità del clima nell’isola, il punto ideale è proprio da Arco de Calheta, proprio da dove eravamo partiti.. AZZZZ!!!!!!!!!!!!!
Bene.. si torna indietro, noi già belli cotti e dormienti in macchina, sperando che sia la volta buona!
Arrivati di nuovo in zona ristobuchetto ci porta nella zona di decollo di proprietà dell’aeroclub.
Un bel piano inclinato erboso che finisce verso il burrone ed una vista mozzafiato che da sulla costa ci aspetta!!
Pochi istanti e il mitico Hartmut inizia a preparare il parapendio e appena fatto si rimette ad annusare l’aria..
Finalmente sembra sia il momento giusto.. Io, Ale, in pochi attimi anche troppo veloci mi trovo imbragato e pronto al volo dopo alcuni ragguagli di Hartmut.
La posizione è il pilota dietro e il passeggero davanti legati assieme e in cui il passeggero siede su un seggiolino agganciato al parapendio.
Ormai ci siamo, poche altre annusate, qualche consiglio degli uccellini della zona, e senza rendermi conto stiamo correndo verso il burrone.
La classica cosa che non faresti MAII, se non avessi un pilota super-esperto dietro e un parapendio sopra la testa.. fa davvero strano correre verso il vuoto, ma è stupendo!!
La vela fa subito portanza, e già dopo pochi passi le gambe si staccano da terra, suggellando quell’eterno sogno dell’uomo che è volare!! La sensazione è magnifica, per la prima volta la vera sensazione del volo, senza rumori di motori ma solo il soffio del vento e dello strumento che indica l’ascesa o la discesa.
Dopo i primi minuti di puro stupore, tutto diventa così naturale e piacevole che mi pare di aver sempre volato. Anche le manovre un po’ più spinte sono sempre dolci e naturali. Facciamo svariati passaggi radenti sopra le teste di Irene, la ragazza francese e Eduardo un portoghese anche lui pilota che parla infinite lingue. Dopo un allungo fino alla fine di Madalena do Mar si torna indietro e riatterriamo dalla stessa zona di decollo. Pazzesco, un volo di 27 minuti, partito e decollato dallo stesso punto, guadagnando quota e spostandosi per una distanza di circa 4 o 5 Km. Ennesimo volo radente e questa volta per atterrare.. qui il passeggero dovrebbe fare da “carrello”, correndo e restando in piedi… dovrebbe appunto. Io invece come un pero appena vedo avvicinarsi la terra penso che l’ultima cosa che voglio fare è sentirne la durezza, e penso bene di afflosciarmi come un palloncino rotto.. niente di grave certo, ma neppure la soddisfazione di atterrare in piedi!!
Ale arriva.. quindi è il mio turno allora?? Io Irene, dopo aver filmato il volo di Ale e ciaccolato un po’ in un mix di lingue svariate con Sandrine ed Eduardo, comincio a sentire l’ansia da prestazione.. miii tocca a meee!! Hartmut comincia a prepararmi e imbragarmi, spiegandomi come sedermi e restare illesa! Si prepara disteso il parapendio e aspettiamo la folata perfetta e… partiamo a correre ma dopo due/tre passi buffi mi ferma.. il vento non era giusto.. Aggiustiamo il parapendio e attendiamo il momento giusto ma non arriva.. Attendiamo (sotto il sole, io con la giacchetta a vento, stavo per morire tra l’ansia e il caldo). Lui, zitto e attento cercando di capire se poter partire. Caspita ma quanto volubile è questo vento? Cambia gira ritorna.. non avevo mai posto così tanta attenzione a questi dettagli! Hartmut non è convinto, strascinandoci assieme, spostiamo la tela girandola nell’altro senso, pensando che il vento arrivi da quella parte. Attendiamo altri 15 minuti, sempre imbragati e pronti per partire.. Miiiii ma quanto si fa attendere??? Hartmut cambia ancora idea e rispostiamo il tutto come prima.. come dice lui “stiamo danzando con il parapendio!”. Ad un certo punto dopo mezz’ora alla fine, una folata arriva, la folata giusta si vede, e dice GO, quindi comincio a correre non sapendo neanche che sto facendo, sento i piedi staccarsi dal suolo e sento l’imbragatura tagliarmi la Pancetta!! Ho pensato.. se è tutto così caspita non è molto bello! Invece due secondi dopo il pilota mi aiuta a sistemarmi e mi ritrovo seduta tranquilla con le gambette penzolanti a godere di una panoramica magnifica! Io al contrario di Ale atterrerò in spiaggia e il volo si è compiuto per lo più sopra l’oceano. La sensazione è inimmaginabile perché se ti immagini un’esperienza di strattoni, senso si vuoto ecc, è tutto il contrario. E’ davvero naturale, rilassante, sembra essere un uccellino (sciii) che sorvola le casette, vedi tutto il mondo umano piccolissimo e davanti a te c’è la maestosità della natura. La parte che mi è piaciuta di più è stato sorvolare l’oceano verso l’orizzonte immersi nell’azzurro verso il blu del mare. Un’esperienza magnificamente stupenda!!
Dopo qualche sorvolata, altre discese e prese di termiche, atterriamo. Atterriamo direttamente in spiaggia affianco alle persone. Che figata!! Io al contrario di Ale, arrivo con un piede solo che mi faccio un po’ male (ma poi passa!) ma comunque affondo il mio sedere per terra!
Figata figata figata! Prendiamo su armi e bagagli e raggiungiamo la ragazza francese che anche lei ha volato e ci beviamo un birrozza attendendo fieri Ale che doveva portare giù il van da solo senza conoscere la strada!
Riuniti tutti a Madalena do Mar ci raccontiamo tutte le emozioni, gioiamo assieme di queste sensazioni pazzesche. Condividiamo tutti e due la sensazione di questa grande naturalezza in volo che, nel mentre, ci faceva ripetere a noi stessi “weeii sta succedendo veramente! Sembra impossibile ma sei in volo vecchioo! Meglio che ti rendi conto prima che finisca!!”
Cominciamo anche a pensare come tornare a casa visto che sono le 7 passate di sera oramai. Per fortuna scopriamo che c’è un autobus alle 20 alla volta di Cabo. Con molta calma andiamo tutti al van, ci accompagna alla fermata (l’autobus è partito 2 minuti dopo) e lo prendiamo fiiuuuuuu! Dopo tre quarti d’ora di viaggio, fiacchi, stanchi, spossati, ma entusiasti arriviamo al nostro paesino sani e salvi, orgogliosi dell’ennesima avventura che sembra essere durata un mese!
CHE FIGATA !!!! Invidia profonda !!
RispondiEliminaHo finalmente trovato il tempo di mettermi a leggere con calma il vostro blog, mi son letto in una botta unica tutti i post...ma questa del volo è proprio una figata!!
Cmq non mollate, capisco che a volte il termine dei 3 mesi possa sembrare irraggiungibile mentre altre sembra sia dietro l'angolo ma quello che fate ogni giorno è vivere la vostra vita mettendovi continuamente in gioco...sono tutte esperienze.