Un aspetto importante ed interessante della nostra convivenza con i ragazzi della casa è una certa incomprensione di fondo, l'essere noi completamente diversi come stile di vita, aspirazioni e carattere.
E ci viene da fare una citazione di un libro davvero geniale che si chiama “Flatlandia”, racconto fantastico scritto nel 1884 da E. Abbot, che racconta la vita di un abitante, un quadrato, di un ipotetico universo bidimensionale con le sue regole e i suoi aspetti. Nel racconto il protagonista entra in contatto con una Sfera, cioè un essere della terza dimensione, che lo condurrà alla scoperta dell'ignoto e dell'universo.
Il racconto è allo stesso tempo fantastico e genialmente satirico. Gli abitanti di Flatlandia sono superfici piane (flat, appunto), la cui gerarchia sociale è stabilita dal numero di lati che posseggono. I triangoli sono soldati e operai, e se sono isosceli sono decisamente stupidi, gli equilateri sono già un po’ meglio. Poi vengono i quadrati, i pentagoni e così via fino ad arrivare ai circoli, ai vertici della società di Flatlandia. Le donne sono linee rette e quindi, seguendo questo schema, dotate di scarsissima intelligenza. Gli irregolari (ovvero, con lati di diversa lunghezza), sono considerati assai male, e infatti in genere sono delinquenti e criminali vari.
Questa invece è la nostra Flat casa con le sue caratteristiche bidimensionali ben riconosciute ed accettate dai suoi abitanti. Degli essere un po' vaghi e persi nei loro mondi, pur sempre bidimensionali. Degli abitanti che non si sentono un team, ma anzi appena vedono una forma di vita diversa la escludono, non la accettano e cercano di prevalere su di essa. Come? Dite che conoscete anche voi molte persone di questo tipo? Eh si, sono in realtà molte le persone piatte e che nella loro esistenza certa non hanno alcun dubbio che esista solo un modo di vivere e pensare.
Ahimé però sono arrivati due estranei in questa strana casa, che in quel mondo piatto e ristretto proprio non ci vogliono stare e cercano sempre di “salire” per conquistarsi una Terza dimensione, fatta di comprensione, condivisione ed umiltà, qualità che si basano tutte sul Dubbio con la certezza che questo sia il motore del sapere e che nella vita ci siano innumerevoli dimensioni da esplorare.
In questo nostro mondo tutto cade per gravità.. cioè o cade o resta fermo perchè è già sul fondo.. per alzarlo serve una forza che contrasti questa gravità, e questa forza è la volontà. E' certo difficile per tutti e ovviamente anche per noi che di certo facciamo i nostri errori quotidiani e a volte pure noi ci chiudiamo in una qualche dimensione scordandoci che non è l'unica.. ciò però che all'istante ci rende invisibili a tutta una serie di persone è il solo essere consci di questo e tentare ogni giorni di superarlo...
Ed ecco allora due splendide citazioni del suddetto libro che esemplifica forse un po' tutto il genere umano:
“Supponete che una persona della Quarta Dimensione, che acconsentisse a visitarvi, dicesse:"Ogniqualvolta aprite gli occhi, voi vedete un Piano (che ha Due Dimensioni) e deducete un Solido (che ne ha Tre); ma in realtà voi vedete anche (benché non la riconosciate) una Quarta Dimensione,che non è colore né lucentezza né niente di simile, ma un'autentica Dimensione, sebbene io non sia in grado di indicarvene la direzione, né voi possiate misurarla". Che rispondereste a un visitatore simile? Non lo fareste mettere sotto chiave? Ebbene, questo è il mio destino: e per noi abitanti della Flatlandia mettere sotto chiave un Quadrato per aver predicato la Terza Dimensione è altrettanto naturale che per voi abitanti della Spacelandia mettere sotto chiave un Cubo per aver predicato la Quarta. Ahimè, come si assomiglia, in tutte le Dimensioni, l'umanità cieca e persecutrice! Punti, Linee, Quadrati, Cubi, Super-Cubi - siamo tutti vittime degli stessi errori, tutti ugualmente Schiavi dei nostri rispettivi Pregiudizi dimensionali.”
"«Guarda laggìù,» disse la mia Guida «nella Flatlandia tu hai vissuto, della Linelandia tu hai avuto una visione; con me ti sei innalzato alle altezze della Spacelandia; ora, per completare il quadro della tua esperienza, ti condurrò verso il basso, nelle più oscure profondità dell'esistenza, nel reame di Pointlandia, nell'abisso dell'adimensionale. Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un'idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l'essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.»"
Mi piace! E aggiungerei che a guardare da una sola prospettiva, spesso le forme si distorcono e le dimensioni si appiattiscono! Una linea diventa un punto, un quadrato una linea e un cubo un quadrato... per cui muoversi muoversi muoversi!!!
RispondiEliminaUn abbraccio, Dario