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mercoledì 20 luglio 2011

La nostra settimana di Vacanza...

E’ passata circa una settimana da quando abbiamo lasciato Ponta do Pargo e la famiglia belga. In questa settimana comunque non ci siamo fermati, abbiamo viaggiato tra varie località. Il martedì siamo stati a Funchal: abbiamo visitato il porto con  i suoi meravigliosi panorami ed un fantastico parco ricco, come sempre, di fiori esotici. Abbiamo soggiornato in una pensione niente male nel centro, affianco al mercato, a ben € 11 a notte a persona (senza colazione, ma con una rete wireless buonissima! Noi ragazzi tecnologici apprezziamo molto queste cose!). Alle 7 del mattino del giorno dopo eravamo già per strada, ovviamente con tutte le valige (due… ma 40 kg complessivi!!) correndo verso il porto. Dovevamo infatti prendere il traghetto per Porto Santo che partiva alle otto ma chiudeva “l’imbarco” mezz’ora prima. Noi da bravi ragazzi sulle nuvole che siamo, abbiamo “perso” (perché faceva proprio schifo) tempo in un bar per fare colazione invece di incamminarci con calma… Ehhhh è questione di scelte!! Comunque ce l’abbiamo fatta! Ed in un batter d’occhio eravamo nella hall principale, ancora sudati e nel mondo dei sogni! Il traghetto è bello grande, anche con servizio prima classe. Ha diverse seggiole e un maxi monitor per guardare qualche film o cagata portoghese nelle due ore e mezza di viaggio. Ad un certo punto, sorpresa, vediamo Jaime! Figata!! Grandissimo!
E qui piccola parentsi doverosa su Jaime per presentarvelo, essendo una delle persone che più ci son rimaste nei ricordi..
Abbiamo conosciuto questo omone simpaticissimo alla festa di compleanno di Tika in casa Linden: è arrivato con sua figlia, una bimba sui 7 anni, dicendo a voce alta “Good morning everybody! I’m Jaime, nice to meet you!”. E già da subito è scattata una super simpatia verso questo quarantenne, alto e pompato, pelato e da un super sorrisone, e dalla vociona altisonante. Forse non ci avrete fatto caso, ma il suo arrivo è stato molto strano: immaginate che in casa di una famiglia belga dove però tutti compresi gli amici parlano portoghese, arrivi questa persona e parla in inglese! Lui però è portoghese, cioè ha un genitore spagnolo e l’altro inglese, ma ha vissuto in Portogallo! Già ci piace! Con lui subito parte una bella chiacchierata tranquilla, di quelle semplici e attraverso le quali non ti fai le paranoie; tipo chissà cosa pensa l’altro di me.. questo perché lui è onestissimo, nessun pelo sulla lingua e dice tutto quello che pensa in modo scherzoso ed ironico. Abbiamo rivisto Jaime altre volte, concentrate tutte nell’ultimo week-end in cui eravamo a Ponta do Pargo, perché ha sistemato da venerdì a domenica (dormendo lì) la piscina, rivestendola di fibra di vetro e decorandola con il mosaico: bellissima! Venerdì sera infatti c’è stata la grigliata in casa, con lui e la figlia che è stata anche lei tutto il week-end lì. Dobbiamo anche precisare che Jaime ha un volto particolare, abbastanza invecchiato, abbiamo scoperto in seguito che ha avuto problemi abbastanza grossi in famiglia e che la madre della bimba è morta l’anno dopo della gravidanza.. Ha una certa tendenza allo sbevucchiare.. Infatti nel fine settimana ha bevuto nel corso delle giornate tantissima birra! Quest’ultima parentesi sull’alcol per raccontare un episodio allo stesso tempo divertentissimo come da pauraa! Siamo a cena tutti assieme, la prima sera assieme a Jaime. Lui è un gran chiacchierone, e come abbiamo detto è piacevole parlarci assieme. Ad un certo punto si alza per andare in camera un secondo. Precisiamo che a quell’ora aveva già scolato un bel po’ di birre, sia lavorando tutto il giorno che durante la cena. Precisiamo anche che la sua camera era nell’altro lato della casa, e che dopo il tavolo appena fuori dalla cucina illuminato da una piccola luce, il resto del perimetro della casa è praticamente al buio. Prima della fine del lato sul quale eravamo c’era una scala che scende. Jaime, che non conosce la casa e che doveva girare a destra per andare nell’altro lato non sapeva e ne vedeva che c’era una scala invece del marciapiede.
A questo punto avrete già capito cos’è successo.. Lo vediamo andare verso il buio, girare a destra e scomparire verso il basso con un tonfo!! Jaime, con un bel passo sicuro è andato dritto giù per le scale.. Subito Johan, memore di un recente evento simile, capisce che anche il povero Jaime è caduto (ehm…appunto..) nello stesso errore!! Ci rendiamo tutti conto della gravità della cosa e corriamo li per capire come sta!! Pensiamo subito al peggio, ma per fortuna con agilità da atleta risale subito la scala con un bernoccolo e del sangue che scende dalla fronte. Noi preoccupati per il sangue e la botta lo esortiamo a controllare il danno, ma la prima cosa che dice appena su è “Sto benissimo, prima mi faccio una sigaretta…”Alla fine infatti era solo una botta e un taglietto..nulla che necessitasse il pronto soccorso. Lui stesso però nei giorni successivi continuerà a dire che è stato moooolto fortunato, perché di fatto la testa l’ha sbattuta sullo scalino, e in quel modo poteva andare mooolto peggio di una botta e un taglietto!! 
Jaime è stata una delle varie riprove che come esseri umani funzioniamo e sappiamo comunicare e creare feeling, se dall’altra parte c’è la predisposizione e il desiderio a farlo. Con lui in pochi giorni abbiamo parlato di più che con la famiglia in un mese!! Lo stesso era valso qualche tempo addietro con una coppia Belga amica di Johan e Nasha. Anche con loro, rimasti solo una sera, avevamo parlato molto e ci avevano fatto mille domande sull’esperienza che stavamo facendo e le motivazioni.. insomma in un paio di ore si erano interessati e si era parlato di più di quanto in un mese con i Cinghiali.
Un’ulteriore riprova poi del nostro relazionarci era stata la mattina dell’ultimo giorno del lavoro di Jaime alla piscina. Ci aveva chiesto di aiutarlo in un lavoretto, per circa una mezzora.. il lavoro era molto semplice: si trattava di carteggiare la fibra di vetro per prepararla alla seconda ed ultima pittura. Il tutto è stato piacevole perché lui si spiegava molto bene, è stato molto riconoscente e quando ci aveva detto che bastava così, invece di fermarci ci eravamo messi a ripassare il lavoro per farlo perfetto..
A volte basta davvero poco per far sentire bene le persone. Basta un po’ di sensibilità e partecipazione, e quel piccolo lavoro ci ha fatto sentire come sollevati da un peso
Ma torniamo ora al viaggetto a Porto Santo… Eravamo rimasti all’incontro con Jaime. Già la mattina del giorno prima gli avevamo scritto un messaggio perché Ale non trovava i guanti da lavoro, ed era molto probabile che li avesse presi erroneamente lui. (scopriremo poi che Nasha aveva messo i guanti assieme alla sua roba...) La prima cosa infatti che ci dice appena gli andiamo incontro è che aveva con se i guanti!! Davvero un grande!! Sua figlia Catarina era con lui e con le mitiche faccine ci accoglie caldamente, e regala un bel braccialettino all’Irene!! Ci lasciamo con l’intento di ritrovarci nei prossimi due giorni a Porto Santo per bere qualcosa e torniamo al nostro posto e alle cagate in tv..
Arriviamo alle 10.30 nell’isola e un autobus ci porta nel centro della cittadina dove, a pochi km, troviamo il nostro hotel, uno dei migliori mai visti: un hotel 3* ma dai servizi molto buoni! Appena approdati ci rendiamo conto che il tempo non è il massimo. Allo stesso tempo Irene non stava nel migliore di modi a causa di qualche problema fisico sigh sigh. Quindi abbiamo deciso di andare in spiaggia con l’intenzione di stare un po’ e poi fare un giretto per la città. In spiaggia ci siamo rimasti veramente poco in quanto tirava un vento pazzesco. In un’ora eravamo già spiazzati, pieni di sabbia ovunque, e con un certo nervosismo! Decidiamo così di visitare qualche bar e di fare una passeggiata. Di questi giorni portosantesi abbiamo nella nostra mente e nel nostro cuore una vasta gamma di immagini, sensazioni, odori e suoni che sono difficili da descrivere… pochi fatti concreti… è stata è una vacanza di rilassamento e di trapasso da un’esperienza particolare alla decisione di partire ancora, chissà dove… Il secondo giorno è stato molto bello, abbiamo noleggiato uno scooter e abbiamo girato praticamente tutta l’isola: dalla costa ovest a quella orientale, dal porto a sud e alle zone più impervie del nord. Dei panorami stupendi e diversi da zona. Sicuramente dei paesaggi diversi da tutto ciò che conoscevamo: rocce vulcaniche, falesie a strapiombo sul mare, calette impervie, terreni aridi e un vento costante e fortissimo, davvero stancante! Dalle 11 di mattina fino a sera abbiamo gironzolato sentendoci dei sedicenni per le stradine non battute di Porto Santo, una figata! Nel terzo ed ultimo giorno abbiamo riposto tutta la nostra speranza che il tempo migliorasse per poter godere dell’Oceano Atlantico. Il cielo non era prevedibile, ogni minuto cambiavano le forme delle nuvole e si passava da un cielo coperto a sprazzi di luce pazzesca. Dopo alcuni lunghi minuti di timore e pigrizia, decidiamo di buttarci in mare ugualmente, sfidando il vento e il frescore mattutino! Ed eccoci in acqua a nuotare contentissimi e a godere di questo tepore inaspettato! Riusciamo così anche a “provare” per la seconda volta in un mese l’oceano!! Non male! E dopo aver sistemato armi e bagagli dopo una giornata in spiaggia, la sera riprendiamo il traghetto verso Funchal. Arriviamo quasi all’una di mattina al porto, arzillo e zeppo di giuvani che si recavano nelle discoteche locali. Noi invece, poveri zingari girovaghi, ci dirigiamo stanchissimi verso la nostra pensione benamata e ci addormentiamo in un sonno profondissimo e ristoratore. Abbiamo ancora un giorno da passare a Funchal e finalmente andiamo a vedere i delfini e le balene con il gommone siiii! In un gommone che contiene al massimo otto persone, proviamo anche questa esperienza: un giro nell’Atlantico di due ore e mezza con una simpaticcisima biologa pronta a mostrarci i cetacei madeiriani. La sfortuna vuole che di balene non ne abbiamo visto neanche l’ombra, ma abbiamo avvistato un grosso gruppo di delfini dalla razza abbastanza rara da queste parti e una tartarughina. Scopriamo anche che, da recenti studi, queste tartarughe sono di origine californiana e che passano la loro “adolescenza” a Madeira per poi ripartire per la Merica. Che viaggiatrici caspita! Altro che noi! In queste due ore rilassatissime ed interessanti, facciamo molta amicizia con la biologa, una ragazza giovane molto simpatica e cordiale con la quale scambiamo qualche breve ma intenso sguardo su Madeira. E’ stato anche stupendo poter rivedere Madalena do Mar dal largo del mare: è stato il punto in cui ci siamo lanciati con il parapendio! Quindi abbiamo avuto la possibilità di vedere gli stessi scorci da terra, aria e acqua!!
L’avventura di Madeira finisce questo giorno. Ritorniamo infatti alla residenza, prepariamo ancora le valige (sempre pronte e mai svuotate totalmente) e cerchiamo di riposarci. Il giorno dopo abbiamo l’aereo per Lisboa! Arriviamo dunque ai giorni metropolitani, di quello che è Lisbona ai nostri occhi. Solo ora, dopo tre giorni, siamo riusciti a farci un’idea almeno prossima di quello che deve essere: dal capire come muoversi da posto a posto in metro/bus/piedi e funicolare al riconoscere i luoghi più importanti e caratteristici da visitare (senza guide e nessuna informazione particolare chiedendo solo alla gente del posto). Abbiamo girovagato per lo più a sensazioni, nei luoghi che ci sembravano più carini, dal giardino botanico a molte piazze tra le varie avenidas. Solo oggi abbiamo raggiunto il centro vero e proprio, fatto di vialoni pedonali, negozi, terrazze bar e abbiamo quasi visitato il Castello di San Jorge. Con una cartina ormai ridotta a striscioline, ci siamo orientati alla meno peggio seguendo un istinto che in realtà si è rivelato più risolutivo ed utile (oggi abbiamo scoperto che a piedi ci avremmo messo meno tempo che in metro per andare al centro storico! Meglio tardi che mai!) Di sicuro dovremo ritornarci e poter perderci nelle meravigliose piazze assolate e ventose e goderci di più la vita serale. La percezione comunque è ottima e senza rimpianti!
Un paio di aneddoti di Lisbona che vale la pena raccontare sono:
Quando Ale, pensando alle dimensioni di Lisbona in quanto metropoli, e alle parole di un utente in rete che diceva che è visitabile tutta a piedi  se ne esce con un “Forse ho capito, non stiamo vivendo la vera anima di Barcellonaa!!!”
Lo stupendo incontro con un vecchietto di Lisbona in un piccolo parco ovviamente trovato caso. Vediamo questa area verde proprio nel mezzo di una strada ventosissima.. pensiamo di rifugiarci li in una panchina ed evitare il vento per qualche minuto. Vediamo ad un certo punto un vecchietto molto distinto, probabilmente sui 90, andare verso un albero recintato e iniziare a dare del pane agli uccellini. In un primo momento pensiamo ad un simpatico squinternato, ma poco a poco ci rendiamo conto che con quegli uccellini ha un rapporto davvero unico. I passerotti gli si avvicinano così tanto da mangiare direttamente dalla sua mano, e quando lui si ferma attendono tutti poco sotto i suoi piedi. Ci avviciniamo pian piano e lui vedendo il nostro interesse ci rivolge la parola sussurrando un “Is good for the spirit…”. Capiamo quindi che il vecchietto pur sembrando molto lento e poco presente è invece molto concentrato. Silenzioso e centrato in quello che faceva si godeva con un largo sorriso quel rapporto speciale con gli uccellini. Inizia a raccontarci in un pensato ma ottimo inglese la storia del suo rito quotidiano o quasi. Qualche anno fa, una sera quasi con il buio totale vede da lontano avvicinarsi un uccellino ferito che non riusciva a volare e che quindi non poteva procurarsi da solo il cibo. Il vecchietto si promette vedendo il passerotto, che ogni giorno cercherà di passare di la e dargli del cibo. E così ha fatto, per un lungo periodo. Dopo un certo periodo, in una delle sue passeggiate, sedendosi ad una panchina del parco, trova sorprendentemente lo stesso passerotto guarito vicino ai suoi piedi che riconoscente gli porge il suo saluto. Da quel momento in poi nasce un’alchimia particolare per la quale ad oggi ogni giorno si raggruppano circa una trentina di uccellini che verso sera, quando c’è meno gente, lo aspettano. E’ stato un momento di pura poesia, che ci ha quasi commosso per la sua dolcezza e molto colpito per il suo rituale quasi meditativo e benefico. E’ stato una spaccato di pochi minuti, che però ci ha fatto pensare quanto siamo stati fortunati a vivere un vero momento di umanità: stavamo cercando monumenti e piazze da visitare, ma il vero “monumento” è stato lui e la natura.

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