Da quando ho avuto la fortuna di poter lavorare come volontaria in una fattoria sociale a Treviso, ho subito riconosciuto in me una grande attrazione e un grande feeling per una ricerca di uno stile di vita diverso che già da tempo bramavo. Questa esperienza durata quasi un anno e dai risvolti molteplici mi ha catapultato in una situazione molto forte. Ero in mezzo alla natura, imparando nuove nozioni, tra ragazzi giovani con diverse problematiche. Al mio fianco avevo due persone, due amici, due educatori fantastici che aiutavano a dare un senso generale alle mie emozioni che ne scaturivano. Non avevo mai sentito parlare di fattorie sociali e nemmeno sapevo dell’esistenza della professione dell’educatore. Quale sorpresa! Poco a poco la sensazione iniziale di attrazione andava sempre più a nidificarsi in me.
Provengo da una famiglia che sostanzialmente ha le sue basi nell’agricoltura. Entrambi i genitori dei miei genitori hanno vissuto come contadini e gli stessi miei genitori hanno fin da piccoli aiutato nel lavoro del campo. Nel piccolo paese in cui vivo poi fino all’età di diciotto anni ho avuto la fortuna di avere una casa con un giardino, un orto e un frutteto abbastanza grandi. Mai però avevo pensato di voler continuare questa tradizione.
In questo momento, invece, da un po’ di mesi, ho la chiara convinzione che sia la cosa più importante. Qualsiasi lavoro, hobby, passione passa, ma la natura resta la nostra fonte vitale che dobbiamo rispettare. Il mio sogno più grande, forse molto romantico, è quello di avere una vita coerente, pulita e con pochi compromessi con la mia parte più intima. Il possedere una piccola fattoria con la quale auto sostenersi ed imparare ad auto prodursi gli oggetti quotidiani è diventato il mio cruccio. Penso che in questi anni, decenni, di pura confusione, di grande tendenza verso il progresso, i soldi, il miglioramento dello stile di vita delle persone con nuove medicine e nuove tecnologie, si sia perso il fulcro fondamentale dell’uomo: il suo rapporto con la natura. Un rapporto paritario, di auto sostentamento evitando qualsiasi forma di inquinamento e distruzione. La mia idea di fattoria è vicina all’immagine di un luogo di scambio, un ostello in cui le persone si fermano a dormire e mangiare sano con i prodotti del luogo. Un punto di ritrovo anche per l’arte, per la musica e altre forme di espressione.
Come sempre il caso o il destino (non so ancora quale dei due influisca in ogni momento) ha voluto che conoscessi delle persone che mi parlassero della sobrietà come stile di vita. Uno stile basato sulla ricerca degli elementi basilari che rendano la nostra vita sana e piacevole, togliendo di mezzo quella quantità infinita di oggetti o modi di pensare inutili e direi distruttivi. Perché comprare un’auto nuova quando la sua unica sfiga è di essere passata di moda? Spendi soldi, lavori di più, diminuisce il tuo piacere, e soprattutto sprechi ed inquini! Non sono santa e nemmeno voglio esserlo, ho anche io le mie passioni e i miei vizi, credo però che sia importante per ogni persona non assecondare ogni voglia di confort non prettamente indispensabile, avendo lo stretto necessario per ogni bisogno.
Così arriviamo ad oggi… Perché partire per un’esperienza di Helpx?? Cos’è poi sto helpx?? Helpx è una piattaforma on-line internazionale ma è soprattutto una filosofia di viaggio. Un viaggio senza alcuna spesa per l’alloggio ed il cibo. Il “pagamento” avviene attraverso il lavoro. E’ proprio uno scambio, un baratto tra persone che hanno bisogno le une dell’altre nello stesso momento, con diversi scopi. La maggior parte degli ospitanti hanno fattorie biologiche, ma ci sono anche ostelli e famiglie che richiedono aiuti diversi. Gran parte dei viaggiatori invece è costituita da giovani che innanzitutto vogliono viaggiare con poco, ma soprattutto che cercano un’esperienza diversa: dal conoscere nuovi stile di vita ad imparare lavori manuali, dal lavorare nella natura a vivere un’esperienza diversa.
Quando Adele, l’educatrice della fattoria sociale sopra citata, mi aveva parlato di questo sito ancora due anni fa, in me non era scattato nulla di particolare, un semplice interessamento. Quando invece questa primavera è ritornato l’argomento è esplosa un’emozione forte, una certezza… devo farlo!! Con Ale era già da qualche tempo che cercavamo un modo per viaggiare un po’. Gliene ho parlato e tac subito alla ricerca del posto perfetto! Non si è rivelato facile, devi scrivere a molte persone diverse che hanno disponibilità e richieste differenti. Devi fare una media tra quello che vorresti e quello che ti viene proposto. La cosa più difficile però è capire quello che cerchi! Ci sono milioni di luoghi nella sola Europa che sono appetibili: in mezzo alle montagne, vicino a mari fantastici, comuni di persone, famiglie, ostelli, poche ore di lavoro, disponibilità di fare corsi yoga, suonare, fare escursioni, parapendio… milioni di possibilità diverse… quale scegliere?? In coppia poi è molto diverso… non si ha solo la propria insicurezza, la propria incertezza, ma anche quella dell’altro. Fortunatamente dopo un periodo di crisi e desolazione decidemmo per Madeira, non con poche incertezze ma con la sensazione che fosse il luogo ideale per le nostre aspettative: montagne per camminate/corse, mare stupendo, una famiglia moderna con bimbi, un orto nel quale imparare diverse cose. La realtà è stata un’altra come ben sapete. Però restiamo o meglio parlo per me, sono contenta di aver vissuto questa esperienza, sebbene dura, è servita a molto. In più i panorami e le avventure fatte non hanno prezzo!
Il punto focale in questo tipo di viaggio, e penso in tutti gli aspetti della vita, sono le aspettative. Le aspettative sono bestiali! E’ umano ed inevitabile averle. Il problema è nel momento con il confronto con la realtà. Nessuno ti aveva detto che sarebbe stato così, te lo eri immaginato tu e il risultato è fatale! Ho imparato a cercare di giudicare ed opinare di una determinata cosa solo da fatti concreti, senza immagini romantiche. E’ bellissimo fantasticare ma quando le tue fantasie non si avvicinano minimante alla realtà è la cosa peggiore.
Arriviamo dunque alle’esperienza turca. Un’esperienza che fin dalla sua scelta non ha avuto aspettative… dopo Madeira non sapevamo che aspettarci dall’helpx. Guardando i fatti concreti, le cose che ci hanno attratto di più sono state la vicinanza al mare, l’essere un luogo di relax e di passaggio con clienti e altri helpers, il fatto di poter fare yoga e che sono vegetariani (o prettamente vegetariani). Tutte queste condizioni si sono rivelate per come erano state descritte, anzi meglio di quanto potessimo pensare! Mi piace molto lo stile di vita di Aydin ed Ebru. Lui pittore e fotografo, lei architetto, gestiscono assieme questa guesthouse/yoga centre/esposizione di arte. Vivono in questa casa in un luogo abbastanza disperso sulle colline (dove gli unici rumori sono i campanacci delle mucche, i ragli dell’asino e l’abbaiare dei cani ed i richiami religiosi provenienti dalla moschea…) con il loro neonato Ata di 5 mesi. Hanno un orto parcellato in diverse zone del giardino, sembra infatti che sia piccolo. In realtà se conti quanta verdura e piante aromatiche hanno c’è da meravigliarsi! Melanzane, cetrioli, peperoni, chili, menta, basilico, timo, watergrass, pomodori a iosa. Non vendono neppure una parte di tutto ciò. E’ per il consumo proprio e dei clienti ed infine per il congelamento per l’inverno. Tutto biologico. Hanno circa 6 stanze per gli ospiti, semplici e spartane, ai quali offrono ogni giorno dei piatti molto salutari e leggeri ma molto abbondanti. Ebru si occupa della cucina e del mantenimento della casa (ora un po’ meno visto l’arrivo di Ata) e Aydin del giardino e tutto il resto. Hanno una stanza in particolare dove c’è l’esposizione dei quadri di Aydin. Sono quadri molto fotografici, quasi tutti fanno riferimento alla scultura antica ed a molti simboli ancestrali. Sono entrambi insegnati di yoga e ogni mattina alle 7 lo praticano e lo insegnano anche ai clienti. Vivendo 24 ore su 24 questo stile di vita posso dire che è autentico, coerente e sano. E’ proprio una scelta di vita, non una vita dedicata al business, anzi! Sono persone di cuore e con mente aperta, pronti ad insegnarti ma anche ad ascoltare se hai qualcosa da ridire. Quando ho realizzato questo ho pensato “ma allora non sono solo io la matta che crede in queste cose??!” e poi “e c’è qualcuno che ce la fa a vivere come crede!!”. Non potevo essere più contenta. Chiaro, ognuno poi ha la sua storia, il suo background.. molto probabilmente loro hanno una base economica solida, io no! Però a parte questi dettagli, la sostanza rimane la stessa, la stessa ricerca di un modo di vivere diverso.
Quello che ora, dopo un mese e mezzo di girovagare penso non è molto diverso a quello che pensavo prima di partire. Alle volte si viaggia per cercare delle certezze, dei segni che ti facciano capire qualcosa. Non ho capito molto di più di quello che già sapevo. Ma ho una certezza nel mio intimo (e non è poco direi) che so quale direzione prendere. Non ho tuttora la minima idea di quale sentiero esatto ma sicuramente la zona ce l’ho ben chiara nella mia testa. Credo che non siamo nati per diventare impiegati, bariste, insegnanti, operai, artisti ecc ma che possiamo essere tante cose assieme. Posso essere impiegata nel turismo ma fondare un’azienda alternativa che crede nel biologico e nella sostenibilità e nello scambio culturale invitando artisti da tutto il mondo. La società cerca di dividere in camere stagne ogni parte della nostra esistenza.. se hai studiato medicina devi fare così e cosà, devi continuare a fare questo e questo sennò hai sprecato tempo. Sprecare? Tempo? Ma qual è il fine ultimo della propria vita? Impersonificare una professione o agire seguendo le proprie convinzioni più intime e più oneste? Io seguo la seconda, anche al costo di arrivare a cinquant’anni senza sapere tutt’ora chi sono… Credo che nessuno possa essere così supponente da dichiarare certamente chi è e cosa vuole essere. Siamo esseri fluttuanti in un balenio di possibilità ed energie. Saremo più onesti con noi stessi se ci dichiarassimo totalmente insicuri di quello che stiamo facendo e soprattutto perché lo facciamo e ricominciassimo da zero…
Manca ancora alle fine di questo viaggio ma già sento in me una grande soddisfazione di aver voluto ardentemente provare questo tipo di esperienza. Ora capisco perché lo volevo! Come sempre, come dice un grande amico, il mio cuore ha la tendenza di precedermi e senza farmi capire molto mi porta nelle situazioni che desideravo ma che non capivo ancora. Mi ritrovo a fare delle cose senza sapere razionalmente il perché ma avendo la chiara sensazione che sia la cosa giusta. Eflatun ci ha dato molto ma i segnali sono chiari, dobbiamo partire e andare da qualche altra parte ancora sconosciuta che ci regalerà altre sorprese. E allora zaino in spalla (o meglio… trolley in mano) che si continua!
Concludo questo post con una citazione di un testo musicale che mi piace molto e che ha ispirato il titolo del post stesso:
"Se non ci fossero i funghi, riusciresti a immaginarli?
Se non esistessero le alghe, riusciresti a immaginarle?
Le stelle che riesco a vedere
Sono una piccola percentuale
Esiste tutto ciò che io non riesco ancora ad immaginare
E'
Praticamente ovvio
Che esistano altre forme di Vita"
Se non esistessero le alghe, riusciresti a immaginarle?
Le stelle che riesco a vedere
Sono una piccola percentuale
Esiste tutto ciò che io non riesco ancora ad immaginare
E'
Praticamente ovvio
Che esistano altre forme di Vita"
(Blu Vertigo)
Ire
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