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lunedì 26 novembre 2012

Odissea Caracas-Cali...


Inizia con questo post l'avventura Latino Americana. Sono già più di dieci giorni che siamo in viaggio, non molto, ma le avventure già vissute sono tante!
Vi scriviamo da una calda città colombiana, una delle più grandi del Paese, Cali. Da una circa una settimana siamo ospiti del fantastico gruppo Rueda de Sol Capoeira di Cali e Popayan. Questo in realtà è l'ultimo giorno di permanenza qui, stanotte saremo già in viaggio per Bogotà.
Ma veniamo al tanto temuto arrivo alla città di Caracas il 16 Novembre. Come ben sapete, cari cyber lettori, siamo partiti da Milano, abbiamo fatto scalo a Madrid (uno scalo lungo.. mm di circa 12 ore) per poi prendere l'aereo di Air Europa hasta el Venezuela. Il volo neanche a dirlo... semplicemente lungo! Ma comunque le nove ore sono passate relativamente in fretta. Da sottolineare che avevamo letto che Air Europa era una compagnia pessima nei servizi a bordo, che invece ci ha ben seguito e coccolato.
Arriviamo così a Caracas alo ore 19 locali e dopo le formalità burocratiche d'immigrazione (molto veloci e tranquille), aspettiamo gli zaini e ci sistemiamo al  meglio per uscire nella bolgia di una delle città più pericolose.
Breve parentesi va alla scelta di non prenotare l'albergo vicino all'aeroporto da 120 sbeuriz che molti viaggiatori consigliavano per sicurezza e comodità. Abbiamo scelto invece di cercare un couch, una persona che potesse ospitarci. Prendiamo contatti e ci risponde un giovane ragazzo che abita con la famiglia in un paesino sulla costa, vicino all'aeroporto, di nome Adrian. Dice che fa di tutto per aspettarci all'uscita dell'aeroporto, però ovviamente nessuna certezza. Vabbé... la prendiamo così... si sente che è interessato, ha delle buone referenze (nelle quali si capisce che solitamente va prendere gli ospiti all'aeroporto) e che non possiamo prendere di più. Questa parentesi per farvi capire il nostro stato prima di uscire dalla sala del ritiro bagagli. E se non c'è? Qual è il piano B? Mmmm pressocchè nulla ahahaha
Ma usciti dalle porto, dopo 100 metri ci viene incontro un baldo giovane dal tenero sorriso, il quale si presenta come Adrian. Yuppiii!!

La nostra prima impressione di Caracas è: Caldoooooo! Alle otto di sera ci sono sui 28 gradi, umidità a mille... sudi ad ogni passo.. un po' l'estate padana diciamo, ma anche di notte! Miliardi di auto sgangherate che strombazzano, che diciamolo, fanno quello che vogliono! Gente, gente, gente e l'autobus che va, che corre come un matto!
In realtà l'aeroporto non è a Caracas, e il nostro amico couch abita in una cittadina vicina all'aeroporto di nome Maiqueita. Infatti ci dirigiamo li con un breve tratto in autobus.
L'impatto iniziale è davvero forte. Come appena detto, prima di tutto per il caldo, ma soprattutto per la quantità enorme di input e dettagli da controllare e registrare. Ricordiamo che dopo aver dormito circa 5 ore in aeroporto e davvero poco in aereo più emozioni e attenzione continua siamo belli cotti al vapore. Per chi è mai stato in una società davvero tanto diverso dalla propria non sarà facile capire il disorientamento. Suoni, odori, luci e facce strane anche solo perchè tanto diverse fanno roteare le pupille e tirare orecchi e naso in gran parte per curiosità e il resto per controllare chi e cosa c'è attorno. Il risultato dal di fuori immagino sia un'espressione poco intelligente e che descrive bene lo stato. Una delle prime cose a catturare l'attenzione sono appunto le macchine/catorci che sono il 99.9%. La maggior parte son vecchie macchine americane degli anni 60/70 di enorme cilindrata che ormai finite e distrutte, quasi tutte ruggine e coi pezzi che cadono vengono vendute al centro e sud America. Un po' come le nostre macchine vecchie finiscono in Africa e in Europa dell'est. A loro conviene perchè carrozzeria a parte il più delle volte sono buone di meccanica, hanno motori resistenti di grande cilindrata e a loro col costo della benzina che hanno va benissimo.
Queste più il resto dei mezzi a motore creano una incredibile nube tossica di gas di scarico, davvero irrespirabile considerando anche il caldo soffocante. Seguiamo Adrian fino alla fermata dell'autobus dove vediamo partire occhiate poco rassicuranti e ci sentiamo davvero felici di mostrarci in compagnia di uno del posto con l'occhio sveglio. La cittadina per quanto vista poco e dal bus è fatiscente, costruzioni abusive e non completate, traffico selvaggio auto con luci ovunque musica a palla e avvolte da nubi di scarico. Le vie attorno alla casa di Adrian sono sporche, piene di spazzatura e spesso guarnite da facce poco gradevoli.
Arrivati sulla via di casa sua incontriamo un gruppo di bambini che si divertono a far esplodere miccete (dei petardi piccolissimi e innocui ma che fanno casino e puzza..)..pochi metri e siamo a casa di Adrian, ci accoglie il papà a petto nudo il fratello e i due fratellini piccoli. Il padre è gentilissimo, ci prepara subito il piatto più tipico del Venezuela cioè l'Arepa. In pratica una frittellina di di farina di mais e acqua ch può essere fritta o cotta alla piastra, solo che viene aperta e farcita con del formaggio  fresco di vari tipi. La casa è carina abbastanza spaziosa, ci viene data una stanza nostra che in realtà sarebbe quella del nostro ospite.
Gustiamo le Arepa chiacchieriamo di viaggi e culture e cotti stracotti andiamo a nanna.. alle tre di mattina...
Il programma del giorno dopo è prendere il bus delle 11 da Caracas verso San Cristobal, una cittadina vicino alla frontiera. L'idea è incontrarci anche con Tony un altro ragazzo di couch surfing, il primo in realtà che avevamo contattato ma che ci aveva girato il contatto di Adrian non potendo ospitarci lui. Tony è anche l'amico col quale Adrian andrà in viaggio il prossimo anno in Italia! Le coincidenze...
Il giorno dopo sveglia 7.30 ma che coi tempi sud americani ci farà uscire di casa quasi un paio d'ore dopo, colazione a base di Arepa saluti al padre e si esce. Ci incontriamo con Tony in metropolitana, sorrisone enorme e sensazioni davvero buone già dal primo momento. Si esce dalla metropolitana e ci troviamo in piena Caracas, immenso brulichio di persone, musica venditori ambulanti ovunque e tutti che richiamano insistentemente l'attenzione per comprare. Noi però, scortati dai due ragazzi, procediamo a passo sicuro verso il terminal ed evitiamo di incrociare alcun sguardo. Non fosse stato per loro, dovendo anche chiedere informazioni saremmo stati molto più a rischio. Arrivati al terminal scopriamo che i nostri piani devono essere cambiati, nessun bus per San Cristobal alle 11..in compenso su consiglio dei ragazzi troviamo l'ottima alternativa di andare a Barinas circa a metà strada, avendo pure un'ora anche per salutarci bene e ringraziarli. Si chiacchiera del loro viaggio, di molte altre cose e ancora una volta quasi ci si rende conto di che incredibile solidarietà esiste nel mondo a saperla cercare con i vari strumenti esistenti. Nella città più pericolosa del sud America ce la siamo cavata grazie all'aiuto di due ragazzi ora nostri amici.

Salutati i nostri nuovi amici, salpiamo dalla metropoli, in direzione della cosi detta da loro “Marina”, in realtà Barinas bahh. Non abbiamo idea di dove sia, ma che ci vorrà del tempo, un 8 ore... che si sono rivelate 12 alla fine! Distesi sui sedili nella parte finale del bus con fuori 30 gradi e dentro 16 ci copriamo col sacco a pelo e facciamo di questo pertugio la nostra cuccia per molte ore. Leggiamo, cazzeggiamo e guardiamo scorrere il paesaggio. La cosa che più da fastidio anche dentro al bus è il forte odore di gas di scarico che è praticamente onnipresente. Per strada c'è molto traffico, e durante il viaggio l'ora di arrivo stimata scivola inesorabilmente sempre più in la. Arriviamo a Bainas ormai verso mezzanotte e con un Taxi ci facciamo portare in una posadas abbastanza economica. La mattina dopo di nuovo pronti per partire prendiamo alla stazione il bus per San Cristobal, dove saremo in altre circa 5/6 ore di bus. Conitnua il viaggio per strada verso San Antonio del Tachira, paesino di frontiera tappa per le faccende burocratiche d'immigrazione, per segnare rispettivamente l'uscita e l'entrata dal Venezuela al Colombia. Saremo li in un paio di ore di bus. All'ufficio del Venezuela non siamo gli unici a farsi timbrare i passaporti, in realtà questo è l'unico momento in cui troveremo altri europei molto probabilmente dell'Europa dell'est che però a quanto pare facevano il nostro percorso inverso, cioè segnavano l'entrata in Venezuela anziché l'uscita. Prendiamo un altro mezzo per l'ufficio d'immigrazione Colombiano per segnare l'entrata. Siamo a due passi dalla frontiera, e finite le pratiche burocratiche iniziamo a cercare un bus per Cucuta, cittadina Colombiana appena dopo il confine. A detta di tutti le zone di frontiera tra Venezuela e Colombia sono alcune delle parti più pericolose. Ne esistono sostanzialmente tre, a nord a sud e quella scelta da noi in centro al paese. Questa sembra essere la più sicura anche perché più turistica, con la raccomandazione però di passarci di giorno perché molto meno pericolosa. Noi arrivati di giorno, ci troviamo al tramonto a cercare un bus per Cucuta. C'è ancora tanta luce ma nel giro di un ora calerebbe molto e questo un po' ci preoccupa. Il bus questa volta non si prende in un terminal abbastanza ordinato e sicuro, ma nel bordo della strada appena prima della frontiera. La cosa sarebbe abbastanza semplice visto che tutte le auto e i bus son quasi fermi per la coda, non sappiamo però quale bus prendere e quale sia il migliore. Dopo un po' di scoramento dovuto al caos tra smog rumori e informazioni contrastanti fermiamo un bus che finalmente sembra essere quello giusto e che ci porterà a Cucuta in altre due orette di viaggio. C'è da dire che nonostante le avvertenze per la pericolosità della frontiera e nonostante il nostro girovagare per una ventina di minuti avanti e indietro non abbiamo avvertito nessuna minaccia oggettiva. Certo la zona è super caotica, tante facce brutte, povertà rottami ovunque e rumori ma non abbiamo avuto nessun intoppo.
A Cucuta arriviamo di sera.. dicono che il suo terminal dei bus sia uno dei più caotici di tutta Colombia ed infatti, appena messo piede a terra veniamo invasi dalle offerte insistenti di più persone riguardo dove dormire, dove cambiare soldi, altri bus ecc In quel momento il nostro bisogno più grande era cambiare i soldi venezuelani in pesos colombiani e delle signore gentili in bus ci avvertono che l'unico posto disponibile in quel momento era proprio il terminal. Ci affidiamo alle mani di un signore di un baracchino cambia soldi, ma inesorabilmente ed ovviamente ci frega con destrezza nel cambio per lo meno 20 euro! Una cosa buona la fa però.. sempre con insistenza capisce che abbiamo bisogno di un posto dove dormire, così ci chiama un ragazzino che ci accompagna nelle vie li vicino, abbastanza malfamate a quell'ora in una economica e carina posada, dove possiamo rilassarci. In uno dei localini li vicino dove il piatto principale era pollo in tutte le salse riusciamo a farci servire un piatto vegetariano, tuttalpiù molto buono e economicissimo: lenticchie, banana fritta, riso, insalatina, e patate. Costo 3000 pesos a testa € 1,30!
Il mattino dopo, freschi e con più coscienza nel dafarsi, prendiamo il bus che ci porterà a Bogotà dopo solo... 17 ore! Anche qui il tempo stimato era di 12, ma a causa del traffico ma soprattutto dei lavori nelle strade ci siamo trovati fermi per ore. Una tappa molto carina è stata in una locanda a 3000 passa metri d'altitudine, isolata dalle altre cittadine, molto genuina e poco contaminata dallo stile europeo/sud americano, dove mangiamo un altro piatto buonissimo di fagioli, riso, patate, yuca (patata dolce) ed insalata. Senza soffermarci troppo sulle sofferte ore di viaggio, l'importante da dire è che abbiamo avuto la possibilità di vedere un cambiamento sostanziale dei paesaggi e delle cittadine. Se in Venezuela regnava una costante sensazione di disordine, caos e povertà, dalla frontiera in poi in Colombia le cittadine erano sempre più curate, più vivibili insomma.. certo l'impronta europea c'è sempre, la globalizzazione arriva davvero ovunque e cambia la morfologia originaria. Non c'è una via di mezzo.. o c'è il paesino povero e disastrato o quello ordinato, meno caotico, ma pervaso da tutti quei negozi che soddisfano i bisogni materiali che troviamo in qualsiasi parte del mondo.
Ovviamente anche il paesaggio cambia notevolmente. Il Venezuela che abbiamo visto noi ha una morfologia non montagnosa, piana e con spazi molto aperti. Campagna, un gran numero di allevamenti di mucche, cittadine di case pericolanti.
Dalla Colombia il cambio è netto, l'altitudine inizia a salire notevolmente e gran parte del viaggio è su strada di montagna sopra i 1500 metri. Il clima è più fresco, più gradevole e la vista è straordinaria... vallate e una vegetazione rigogliosissima. Da qui inizia non altro che la cordigliera delle Ande.

Tra Venezuela e Colombia notiamo anche una forte differenza nell'approccio dei cittadini.. i Venezuelani abbastanza schivi e poco propensi a parlare.. i colombiani tutto il contrario, c'è sempre modo di fare due chiacchiere, chiedere un consiglio.. e proprio così nel bus conosciamo una ragazza di Bogotà che gentile come un angelo appena arrivati nella notte di Bogotà, circa alle due di mattina, prende il taxi con noi e letteralmente ci accompagna ad una posada carina, dove anche questa volta possiamo risposare per prepararci al giorno dopo. Per il giorno seguente infatti è prevista l'ultimo tratto di viaggio per raggiungere Cali.. altre 12 ore!

Curiosità.. quante ore di bus ci siamo beccati??

12 Caracas – Barinas
6 Barinas San Crsitobal
2 San Cristobal San Antonio
2 San Antonio Cucuta
17 Cucuta Bogotà
12 Bogotà Cali

per un totale di.... 51 OREEE in 4 giorni yeee!!


2 commenti:

  1. BRIVIDIIIIIII. . . . . .
    nel leggere queste situazioni talmente reali da sentirsi coinvolti in prima persona . . . . .

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  2. Anch'io. . .anch'io. . .anch'io ho gli stessi
    BRIVIDIIIIIII. . . .

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