Inizia con
questo post l'avventura Latino Americana. Sono già più di dieci giorni che
siamo in viaggio, non molto, ma le avventure già vissute sono tante!
Vi
scriviamo da una calda città colombiana, una delle più grandi del Paese, Cali.
Da una circa una settimana siamo ospiti del fantastico gruppo Rueda de Sol
Capoeira di Cali e Popayan. Questo in realtà è l'ultimo giorno di permanenza
qui, stanotte saremo già in viaggio per Bogotà.
Ma veniamo
al tanto temuto arrivo alla città di Caracas il 16 Novembre. Come ben sapete,
cari cyber lettori, siamo partiti da Milano, abbiamo fatto scalo a Madrid (uno
scalo lungo.. mm di circa 12 ore) per poi prendere l'aereo di Air Europa hasta
el Venezuela. Il volo neanche a dirlo... semplicemente lungo! Ma comunque le
nove ore sono passate relativamente in fretta. Da sottolineare che avevamo
letto che Air Europa era una compagnia pessima nei servizi a bordo, che invece
ci ha ben seguito e coccolato.
Arriviamo
così a Caracas alo ore 19 locali e dopo le formalità burocratiche
d'immigrazione (molto veloci e tranquille), aspettiamo gli zaini e ci
sistemiamo al meglio per uscire nella
bolgia di una delle città più pericolose.
Breve
parentesi va alla scelta di non prenotare l'albergo vicino all'aeroporto da 120
sbeuriz che molti viaggiatori consigliavano per sicurezza e comodità. Abbiamo
scelto invece di cercare un couch, una persona che potesse ospitarci. Prendiamo
contatti e ci risponde un giovane ragazzo che abita con la famiglia in un
paesino sulla costa, vicino all'aeroporto, di nome Adrian. Dice che fa di tutto
per aspettarci all'uscita dell'aeroporto, però ovviamente nessuna certezza.
Vabbé... la prendiamo così... si sente che è interessato, ha delle buone
referenze (nelle quali si capisce che solitamente va prendere gli ospiti
all'aeroporto) e che non possiamo prendere di più. Questa parentesi per farvi
capire il nostro stato prima di uscire dalla sala del ritiro bagagli. E se non
c'è? Qual è il piano B? Mmmm pressocchè nulla ahahaha
Ma usciti
dalle porto, dopo 100 metri ci viene incontro un baldo giovane dal tenero
sorriso, il quale si presenta come Adrian. Yuppiii!!
La nostra
prima impressione di Caracas è: Caldoooooo! Alle otto di sera ci sono sui 28 gradi,
umidità a mille... sudi ad ogni passo.. un po' l'estate padana diciamo, ma
anche di notte! Miliardi di auto sgangherate che strombazzano, che diciamolo,
fanno quello che vogliono! Gente, gente, gente e l'autobus che va, che corre
come un matto!
In realtà
l'aeroporto non è a Caracas, e il nostro amico couch abita in una cittadina
vicina all'aeroporto di nome Maiqueita. Infatti ci dirigiamo li con un breve
tratto in autobus.
L'impatto
iniziale è davvero forte. Come appena detto, prima di tutto per il caldo, ma
soprattutto per la quantità enorme di input e dettagli da controllare e
registrare. Ricordiamo che dopo aver dormito circa 5 ore in aeroporto e davvero
poco in aereo più emozioni e attenzione continua siamo belli cotti al vapore.
Per chi è mai stato in una società davvero tanto diverso dalla propria non sarà
facile capire il disorientamento. Suoni, odori, luci e facce strane anche solo
perchè tanto diverse fanno roteare le pupille e tirare orecchi e naso in gran
parte per curiosità e il resto per controllare chi e cosa c'è attorno. Il
risultato dal di fuori immagino sia un'espressione poco intelligente e che
descrive bene lo stato. Una delle prime cose a catturare l'attenzione sono
appunto le macchine/catorci che sono il 99.9%. La maggior parte son vecchie
macchine americane degli anni 60/70 di enorme cilindrata che ormai finite e
distrutte, quasi tutte ruggine e coi pezzi che cadono vengono vendute al centro
e sud America. Un po' come le nostre macchine vecchie finiscono in Africa e in
Europa dell'est. A loro conviene perchè carrozzeria a parte il più delle volte
sono buone di meccanica, hanno motori resistenti di grande cilindrata e a loro
col costo della benzina che hanno va benissimo.
Queste più
il resto dei mezzi a motore creano una incredibile nube tossica di gas di
scarico, davvero irrespirabile considerando anche il caldo soffocante. Seguiamo
Adrian fino alla fermata dell'autobus dove vediamo partire occhiate poco
rassicuranti e ci sentiamo davvero felici di mostrarci in compagnia di uno del
posto con l'occhio sveglio. La cittadina per quanto vista poco e dal bus è
fatiscente, costruzioni abusive e non completate, traffico selvaggio auto con
luci ovunque musica a palla e avvolte da nubi di scarico. Le vie attorno alla
casa di Adrian sono sporche, piene di spazzatura e spesso guarnite da facce
poco gradevoli.
Arrivati
sulla via di casa sua incontriamo un gruppo di bambini che si divertono a far
esplodere miccete (dei petardi piccolissimi e innocui ma che fanno casino e
puzza..)..pochi metri e siamo a casa di Adrian, ci accoglie il papà a petto
nudo il fratello e i due fratellini piccoli. Il padre è gentilissimo, ci
prepara subito il piatto più tipico del Venezuela cioè l'Arepa. In pratica una
frittellina di di farina di mais e acqua ch può essere fritta o cotta alla
piastra, solo che viene aperta e farcita con del formaggio fresco di vari tipi. La casa è carina
abbastanza spaziosa, ci viene data una stanza nostra che in realtà sarebbe
quella del nostro ospite.
Gustiamo le
Arepa chiacchieriamo di viaggi e culture e cotti stracotti andiamo a nanna..
alle tre di mattina...
Il
programma del giorno dopo è prendere il bus delle 11 da Caracas verso San
Cristobal, una cittadina vicino alla frontiera. L'idea è incontrarci anche con
Tony un altro ragazzo di couch surfing, il primo in realtà che avevamo
contattato ma che ci aveva girato il contatto di Adrian non potendo ospitarci
lui. Tony è anche l'amico col quale Adrian andrà in viaggio il prossimo anno in
Italia! Le coincidenze...
Il giorno
dopo sveglia 7.30 ma che coi tempi sud americani ci farà uscire di casa quasi
un paio d'ore dopo, colazione a base di Arepa saluti al padre e si esce. Ci
incontriamo con Tony in metropolitana, sorrisone enorme e sensazioni davvero
buone già dal primo momento. Si esce dalla metropolitana e ci troviamo in piena
Caracas, immenso brulichio di persone, musica venditori ambulanti ovunque e
tutti che richiamano insistentemente l'attenzione per comprare. Noi però,
scortati dai due ragazzi, procediamo a passo sicuro verso il terminal ed
evitiamo di incrociare alcun sguardo. Non fosse stato per loro, dovendo anche
chiedere informazioni saremmo stati molto più a rischio. Arrivati al terminal
scopriamo che i nostri piani devono essere cambiati, nessun bus per San
Cristobal alle 11..in compenso su consiglio dei ragazzi troviamo l'ottima
alternativa di andare a Barinas circa a metà strada, avendo pure un'ora anche
per salutarci bene e ringraziarli. Si chiacchiera del loro viaggio, di molte
altre cose e ancora una volta quasi ci si rende conto di che incredibile
solidarietà esiste nel mondo a saperla cercare con i vari strumenti esistenti.
Nella città più pericolosa del sud America ce la siamo cavata grazie all'aiuto
di due ragazzi ora nostri amici.
Salutati i
nostri nuovi amici, salpiamo dalla metropoli, in direzione della cosi detta da
loro “Marina”, in realtà Barinas bahh. Non abbiamo idea di dove sia, ma che ci
vorrà del tempo, un 8 ore... che si sono rivelate 12 alla fine! Distesi sui
sedili nella parte finale del bus con fuori 30 gradi e dentro 16 ci copriamo
col sacco a pelo e facciamo di questo pertugio la nostra cuccia per molte ore.
Leggiamo, cazzeggiamo e guardiamo scorrere il paesaggio. La cosa che più da
fastidio anche dentro al bus è il forte odore di gas di scarico che è praticamente
onnipresente. Per strada c'è molto traffico, e durante il viaggio l'ora di
arrivo stimata scivola inesorabilmente sempre più in la. Arriviamo a Bainas
ormai verso mezzanotte e con un Taxi ci facciamo portare in una posadas
abbastanza economica. La mattina dopo di nuovo pronti per partire prendiamo
alla stazione il bus per San Cristobal, dove saremo in altre circa 5/6 ore di
bus. Conitnua il viaggio per strada verso San Antonio del Tachira, paesino di
frontiera tappa per le faccende burocratiche d'immigrazione, per segnare
rispettivamente l'uscita e l'entrata dal Venezuela al Colombia. Saremo li in un
paio di ore di bus. All'ufficio del Venezuela non siamo gli unici a farsi
timbrare i passaporti, in realtà questo è l'unico momento in cui troveremo altri
europei molto probabilmente dell'Europa dell'est che però a quanto pare
facevano il nostro percorso inverso, cioè segnavano l'entrata in Venezuela
anziché l'uscita. Prendiamo un altro mezzo per l'ufficio d'immigrazione
Colombiano per segnare l'entrata. Siamo a due passi dalla frontiera, e finite
le pratiche burocratiche iniziamo a cercare un bus per Cucuta, cittadina
Colombiana appena dopo il confine. A detta di tutti le zone di frontiera tra
Venezuela e Colombia sono alcune delle parti più pericolose. Ne esistono
sostanzialmente tre, a nord a sud e quella scelta da noi in centro al paese.
Questa sembra essere la più sicura anche perché più turistica, con la
raccomandazione però di passarci di giorno perché molto meno pericolosa. Noi
arrivati di giorno, ci troviamo al tramonto a cercare un bus per Cucuta. C'è
ancora tanta luce ma nel giro di un ora calerebbe molto e questo un po' ci
preoccupa. Il bus questa volta non si prende in un terminal abbastanza ordinato
e sicuro, ma nel bordo della strada appena prima della frontiera. La cosa
sarebbe abbastanza semplice visto che tutte le auto e i bus son quasi fermi per
la coda, non sappiamo però quale bus prendere e quale sia il migliore. Dopo un
po' di scoramento dovuto al caos tra smog rumori e informazioni contrastanti
fermiamo un bus che finalmente sembra essere quello giusto e che ci porterà a
Cucuta in altre due orette di viaggio. C'è da dire che nonostante le avvertenze
per la pericolosità della frontiera e nonostante il nostro girovagare per una
ventina di minuti avanti e indietro non abbiamo avvertito nessuna minaccia
oggettiva. Certo la zona è super caotica, tante facce brutte, povertà rottami
ovunque e rumori ma non abbiamo avuto nessun intoppo.
A Cucuta
arriviamo di sera.. dicono che il suo terminal dei bus sia uno dei più caotici
di tutta Colombia ed infatti, appena messo piede a terra veniamo invasi dalle
offerte insistenti di più persone riguardo dove dormire, dove cambiare soldi,
altri bus ecc In quel momento il nostro bisogno più grande era cambiare i soldi
venezuelani in pesos colombiani e delle signore gentili in bus ci avvertono che
l'unico posto disponibile in quel momento era proprio il terminal. Ci affidiamo
alle mani di un signore di un baracchino cambia soldi, ma inesorabilmente ed
ovviamente ci frega con destrezza nel cambio per lo meno 20 euro! Una cosa
buona la fa però.. sempre con insistenza capisce che abbiamo bisogno di un
posto dove dormire, così ci chiama un ragazzino che ci accompagna nelle vie li
vicino, abbastanza malfamate a quell'ora in una economica e carina posada, dove
possiamo rilassarci. In uno dei localini li vicino dove il piatto principale
era pollo in tutte le salse riusciamo a farci servire un piatto vegetariano,
tuttalpiù molto buono e economicissimo: lenticchie, banana fritta, riso,
insalatina, e patate. Costo 3000 pesos a testa € 1,30!
Il mattino
dopo, freschi e con più coscienza nel dafarsi, prendiamo il bus che ci porterà
a Bogotà dopo solo... 17 ore! Anche qui il tempo stimato era di 12, ma a causa
del traffico ma soprattutto dei lavori nelle strade ci siamo trovati fermi per
ore. Una tappa molto carina è stata in una locanda a 3000 passa metri
d'altitudine, isolata dalle altre cittadine, molto genuina e poco contaminata
dallo stile europeo/sud americano, dove mangiamo un altro piatto buonissimo di
fagioli, riso, patate, yuca (patata dolce) ed insalata. Senza soffermarci
troppo sulle sofferte ore di viaggio, l'importante da dire è che abbiamo avuto
la possibilità di vedere un cambiamento sostanziale dei paesaggi e delle
cittadine. Se in Venezuela regnava una costante sensazione di disordine, caos e
povertà, dalla frontiera in poi in Colombia le cittadine erano sempre più
curate, più vivibili insomma.. certo l'impronta europea c'è sempre, la
globalizzazione arriva davvero ovunque e cambia la morfologia originaria. Non
c'è una via di mezzo.. o c'è il paesino povero e disastrato o quello ordinato,
meno caotico, ma pervaso da tutti quei negozi che soddisfano i bisogni
materiali che troviamo in qualsiasi parte del mondo.
Ovviamente
anche il paesaggio cambia notevolmente. Il Venezuela che abbiamo visto noi ha
una morfologia non montagnosa, piana e con spazi molto aperti. Campagna, un
gran numero di allevamenti di mucche, cittadine di case pericolanti.
Dalla
Colombia il cambio è netto, l'altitudine inizia a salire notevolmente e gran
parte del viaggio è su strada di montagna sopra i 1500 metri. Il clima è più
fresco, più gradevole e la vista è straordinaria... vallate e una vegetazione
rigogliosissima. Da qui inizia non altro che la cordigliera delle Ande.
Tra
Venezuela e Colombia notiamo anche una forte differenza nell'approccio dei
cittadini.. i Venezuelani abbastanza schivi e poco propensi a parlare.. i
colombiani tutto il contrario, c'è sempre modo di fare due chiacchiere, chiedere
un consiglio.. e proprio così nel bus conosciamo una ragazza di Bogotà che
gentile come un angelo appena arrivati nella notte di Bogotà, circa alle due di
mattina, prende il taxi con noi e letteralmente ci accompagna ad una posada
carina, dove anche questa volta possiamo risposare per prepararci al giorno
dopo. Per il giorno seguente infatti è prevista l'ultimo tratto di viaggio per
raggiungere Cali.. altre 12 ore!
Curiosità..
quante ore di bus ci siamo beccati??
12 Caracas
– Barinas
6 Barinas San
Crsitobal
2 San
Cristobal San Antonio
2 San
Antonio Cucuta
17 Cucuta
Bogotà
12 Bogotà
Cali
per un
totale di.... 51 OREEE in 4 giorni yeee!!
BRIVIDIIIIIII. . . . . .
RispondiEliminanel leggere queste situazioni talmente reali da sentirsi coinvolti in prima persona . . . . .
Anch'io. . .anch'io. . .anch'io ho gli stessi
RispondiEliminaBRIVIDIIIIIII. . . .